martedì 24 aprile 2018

L'Incredibile Profezia di Solovëv sull'Anticristo!




Sebirblu, 24 aprile 2018

Vladimir Sergeevič Solovëv nacque a Mosca il 16 gennaio 1853 e decedette ad Uzkoe il 31 luglio 1900. 

Dopo aver terminato gli studi in filosofia e teologia, insegnò all'Università di Mosca e passò poi al Ministero dell'Educazione.

Già in anni precoci iniziò le sue ricerche appassionate sulle "più alte verità" arrivando a prevedere nel nascente '900 un secolo di guerre, il fallimento delle ideologie e gli inutili progressi della scienza e della psicologia che non avrebbero risolto le domande basilari della vita.

Visualizzò la scristianizzazione dell'Occidente e la crescente apostasia, tanto che negli ultimi scritti, si dedicò particolarmente a delineare la figura dell'Anticristo, avvilente e tragico simbolo della peggiore depravazione umana.

Ma piuttosto che riportare, seppur nella sua breve interezza, l'opera più famosa di questo prestigioso autore ‒ "Il Racconto dell'Anticristo" ‒ (che troverete QUI), ho scelto di pubblicarne i migliori e più essenziali passaggi contenuti e citati in una approfondita  riflessione  del  cardinale  Giacomo  Biffi,  deceduto  l'11  luglio  2015.


Vladimir Sergeevič Solovëv di Ivan Nikolaevich Kramskoi 

Un Pensatore e un Profeta da riscoprire

La cultura filosofica occidentale non ha prestato finora molta attenzione a Vladimir Sergeevič Solovëv.

Egli è in realtà un autore di grande vigore e di indubbia originalità, che conosce e mette a frutto praticamente tutta la letteratura intellettuale degli ultimi secoli.

Vorrei limitarmi però a raccogliere di lui soltanto un'eredità profetica, che mi pare di qualche rilevanza per l'attualità dei nostri giorni; un monito espresso nell'ultima opera che ci ha lasciato:

"I tre dialoghi sulla guerra, il progresso, la fine della storia universale, e il racconto dell'Anticristo"; monito che potrebbe essere enunciato con queste parole: Attenti a costui!

Il discorso sull'Anticristo appartiene al patrimonio della Rivelazione (Apocalisse) e tutte le generazioni cristiane ne hanno sentito il fascino conturbante.

Già il Cristo aveva preannunziato: «Sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi prodigi e miracoli» (Mt. 24,24). San Paolo parla dell'«uomo iniquo», del «figlio della perdizione», di «colui che si contrappone», che dovrà manifestarsi alla fine (2 Ts. 2, 3-4).

Ma è solo Giovanni ad aver usato tale appellativo nella sua prima lettera: «Come avete udito, deve venire l'anticristo; di fatto ora molti anticristi sono apparsi» (1 Gv. 2, 18).

Si vede da questi testi che sin dall'origine si sviluppa un'interpretazione, per così dire, pluralistica: si tratta di molti oppositori al disegno salvifico del Padre, che nelle varie epoche si presentano camuffati da annunciatori del Vangelo e da portatori di salvezza.


"S. Giovanni Evangelista sull'isola di Patmos" di Pedro Orrente (1620)

Solovëv affronta esplicitamente l'argomento dell'Anticristo solo negli ultimi mesi di vita. Ma esso è sempre stato ben vivo in lui, addirittura a partire dall'età infantile.

Da che cosa è connotata questa figura apocalittica nel senso comune del termine? Ci sono alcuni elementi propri e determinanti.

‒ È sostanzialmente e radicalmente un personaggio al servizio del male: il suo scopo è portare l'umanità alla perdizione; il suo mezzo è l'inganno. E poiché l'unico Salvatore del mondo è Gesù Cristo, il Figlio di Dio crocifisso e risorto, è quindi innanzitutto contro di Lui che sarà rivolta la sua azione malefica (cfr. 1 Gv 4,3).

‒ L'Anticristo esternamente appare come dedito al servizio del bene e della nostra salvezza. E dal momento che tale salvezza nel piano di Dio è contenuta nel Vangelo, egli si ammanta di cristianesimo, propugna «valori» che possono essere intesi come evangelici, usa un linguaggio abbastanza conforme a quello di Gesù, «così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti» ( Mt 24,24).

San Paolo parla di «falsi apostoli» che «si mascherano da apostoli di Cristo» (2 Cor 11,13); e aggiunge: «Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce» (2 Cor 11,14).

‒ Per riconoscere l'Anticristo nella sua vera natura, l'elemento decisivo è il suo rapporto con la persona dell'Uomo-Dio crocifisso e risorto. Su tutti gli argomenti egli può parlare quasi come un autentico discepolo del Signore, anzi come il Signore stesso di cui assumerà le sembianze e il linguaggio; ma a proposito dell'evento salvifico dell'incarnazione e della redenzione non gli è consentito di assimilarsi.

Si sa che il cristianesimo non è un sistema di idee, ma una pratica: può dirsi cristiano senza ambiguità non chi condivide in qualche misura e per qualche aspetto la dottrina evangelica, ma chi la attua. Finché si discorre di concetti e di «valori», l'astuzia demoniaca può sempre avere buon gioco, ma davanti all'avvenimento non ci si può travestire.




Ad evitare possibili malintesi, credo utile premettere all'esposizione del pensiero solovëviano, riguardante l'Anticristo, il richiamo di alcuni tratti della stessa concreta personalità del filosofo.

Solovëv è stato un uomo che ha lavorato tutta la vita, al prezzo di molte sofferenze e incomprensioni, al servizio dell'unificazione del genere umano e della pace tra i popoli.

Pur conservando sempre un grande amore per la sua terra e pur avendo una concezione altissima della missione storica del popolo russo, ha lottato decisamente contro le prevaricazioni del nazionalismo e contro ogni forma di rifiuto degli «altri».

La sua generosità con i poveri era proverbiale: arrivava perfino a cedere, durante il rigido inverno russo, scarpe e cappotto ai mendicanti che incontrava per la strada.

I bambini e gli animali erano misteriosamente attratti da lui: gli uccelli parevano addirittura aver ritrovato un redivivo Francesco d'Assisi.

Si nutriva quasi esclusivamente di legumi e di tè. Nella discussione della sua tesi di dottorato del 1880 ammette che sia lecito cibarsi anche di carne, o almeno che la questione è discutibile, ma ribadisce che non è affatto eticamente consentito all'uomo infliggere sofferenze agli animali.

Aveva un grande amore per la natura, e si rattristava nel vederla poco a poco perire sotto i colpi dell'egoismo imprevidente e del potere distruttivo del moderno tecnicismo.

Quando cominciò a scrivere i Tre dialoghi, Solovëv aveva già perso la speranza di veder realizzati i grandiosi progetti per i quali aveva tanto faticato e patito: la libera teocrazia, la riconciliazione delle Chiese, e l'instaurazione in terra del Regno di Dio.

A quarantasei anni ‒ quando stese quelle pagine ‒ era fisicamente stremato e spiritualmente deluso. Ma scoraggiamento non significa affatto perdita della fede, anzi: nel dolore la sua fede si era piuttosto affinata ed essenzializzata, e il suo carisma profetico sembrava essersi fatto più penetrante, almeno a giudicare da alcune sue previsioni.




Puntando lo sguardo sull'incipiente secolo XX, Solovëv lo ha preannunziato come «l'epoca delle ultime grandi guerre, delle discordie intestine e delle rivoluzioni».

Poche settimane prima di morire confidò ad un amico: «Sento che si avvicinano tempi in cui i cristiani dovranno radunarsi per la preghiera nelle catacombe. La fede sarà perseguitata dappertutto, forse meno brutalmente che ai giorni di Nerone, ma più sottilmente e crudelmente: per mezzo della menzogna, dell'inganno e della falsificazione».

Nella premessa ai Tre dialoghi (datata alla domenica di Pasqua del 1900) egli colse con perfetta lucidità quanto il problema vitale per l'uomo sia quello di prendere sul serio il potere maligno e di credere nella necessità di un intervento salvifico trascendente:

«È forse il Male soltanto un difetto di natura, un'imperfezione che scompare da sé con lo sviluppo del Bene, oppure una Forza effettiva che domina il mondo per mezzo delle sue lusinghe, sicché per una lotta vittoriosa contro di esso occorre avere un punto d'appoggio in un altro ordine d'esistenza?»

Questo è l'interrogativo semplice e drammatico che è posto in apertura del libro; e questa è ancora oggi una delle questioni che più radicalmente turbano e dividono il genere umano.




L'Anticristo

Solovëv previde che, dopo le grandi guerre del secolo XX, i popoli, persuasi dei gravi danni derivati dalle loro rivalità, avrebbero dato origine agli Stati Uniti d'Europa:

«Ma... i problemi della vita e della morte, del destino finale del mondo e dell'uomo, resi più complicati e intricati da una valanga di ricerche e di scoperte nuove nel campo fisiologico e psicologico, rimangono come per il passato senza soluzione. Viene in luce soltanto un unico risultato importante, ma di carattere negativo: il completo fallimento del materialismo teoretico».

Non si può dire però che ciò comporti l'estendersi e l'irrobustirsi della fede. Al contrario, l'incredulità sarebbe stata dilagante. Sicché, alla fine si sarebbe profilata per la civiltà europea una situazione che potremmo definire di vuoto. In questo vuoto si erge appunto e si consolida la presenza e l'azione dell'Anticristo.

Più che la vicenda visualizzata da Solovëv, nella quale l'Anticristo prima di tutto viene eletto Presidente degli Stati Uniti d'Europa, poi è acclamato imperatore romano, quindi si impadronisce del mondo intero e in ultimo si impone anche alla vita e all'organizzazione delle Chiese, emergono le caratteristiche che l'autore attribuisce a questo personaggio.

Era ‒ dice Solovëv ‒ «un convinto spiritualista». Credeva nel bene e perfino in Dio, «ma non amava che se stesso». Era un asceta, uno studioso, un filantropo. Dava «altissime dimostrazioni di moderazione, di disinteresse e di attiva beneficenza».

Nella sua prima giovinezza si era segnalato come dotto e acuto esegeta: una sua voluminosa opera di critica biblica gli aveva propiziato una laurea ad honorem da parte dell'università di Tubinga.

Ma il libro che gli aveva procurato più fama e consenso unanime portava il titolo: "La via aperta verso la pace e la prosperità universale"...

È vero che alcuni uomini di fede si domandavano perché non vi fosse nominato nemmeno una volta il nome di Cristo; ma altri ribattevano: «Dal momento che il contenuto del testo è permeato dal vero spirito cristiano, dall'amore attivo e dalla benevolenza planetaria, che volete di più?».




D'altronde egli «non aveva per Cristo un'ostilità di principio», anzi ne apprezzava la retta intenzione e l'altissimo insegnamento.

Tre cose di Gesù, però, gli riuscivano inaccettabili.

Prima di tutto le sue preoccupazioni morali. «Il Cristo (affermava) col suo moralismo ha diviso gli uomini secondo il bene ed il male, mentre io li unirò con i benefici che sono ugualmente necessari ai buoni e ai cattivi». Poi non gli andava «la sua assoluta unicità».

«Egli è uno dei tanti; o meglio (diceva a sé stesso) è stato il mio precursore, perché il salvatore perfetto e definitivo sono io, che ho purificato il suo messaggio da ciò che è inaccettabile all'uomo di oggi».

Soprattutto non poteva sopportare il fatto che Cristo fosse vivo, e istericamente si ripeteva: «Lui non è tra i vivi e non lo sarà mai. Non è risorto, non è risorto, non è risorto! È marcito, è marcito nel sepolcro...»

Pacifismo, ecologismo, ecumenismo dell'Anticristo

Ma dove l'esposizione di Solovëv appare particolarmente originale e sorprendente, tanto da meritare la più approfondita riflessione, è nel conferimento all'Anticristo delle qualifiche di pacifista, di ecologista, di ecumenista.

‒ Già s'è visto che la pace e la prosperità sono gli argomenti del capolavoro letterario di questo "eroe" diabolico. Ma sono idee che egli riuscirà anche ad attuare.

La corrente anticristica è già in atto, ad opera del Falso Profeta! (Cfr. QUI).

Nel secondo anno di regno, come imperatore romano e globale, potrà emettere il proclama: «Popoli della terra! Io vi ho promesso la pace e io ve l'ho data». E proprio a questo proposito matura in lui la coscienza della sua superiorità sul Figlio di Dio: «Il Cristo ha portato la spada, io porterò la pace».

A ben capire la visione di Solovëv, su questo punto, gioverà citare quanto egli riferisce nel terzo dialogo per bocca del Signor Z. ‒ l'interlocutore che lo rappresenta: «Il Cristo è stato il riformatore dei popoli, predicando e manifestando il bene morale nella sua vita, io invece sono chiamato ad essere il benefattore di questa umanità, in parte emendata e in parte incorreggibile.

Darò a tutti gli uomini ciò che è loro necessario. Il Cristo, come moralista, li ha divisi secondo il bene ed il male, mentre io li unirò con i benefici che sono ugualmente necessari ai buoni e ai cattivi.

Sarò il vero rappresentante di quel Dio che fa sorgere il suo sole e per gli uni e per gli altri e distribuisce la pioggia sui giusti e sugli ingiusti. Il Cristo ha portato la spada, io porterò la pace. Egli ha minacciato alla terra il terribile ultimo giudizio.

Però l'ultimo giudizio sarò io e il mio verdetto non sarà solo di giustizia ma anche di clemenza.» 

[Infatti il Giubileo straordinario della Misericordia (8 dic. 2015 ‒ 20 nov. 2016) è stato proclamato da Bergoglio, il Falso Profeta, che ha espresso il proprio sentire al riguardo, dicendo alle Clarisse:

"Maria sta all'interno della porta del Paradiso; San Pietro non sempre apre la porta quando arrivano i peccatori e allora Maria soffre un po', però rimane lì. E la notte, quando si chiudono le porte del Paradiso, quando nessuno vede e nessuno sente, Maria apre la porta del Paradiso e fa entrare tutti." Cfr. QUI; ndr].   

‒ L'Anticristo sarà un ecologista o almeno un animalista. Sono termini moderni che ovviamente Solovëv non usa; ma la sua descrizione è abbastanza chiara:




«Il  nuovo  padrone  della  terra  era  anzitutto  un  filantropo, pieno  di compassione, non solo amico degli uomini ma anche amico degli animali. Personalmente era vegetariano, proibì la vivisezione e sottopose i mattatoi ad una severa sorveglianza; le società protettrici degli animali furono da lui incoraggiate in tutti i modi».

‒ L'Anticristo infine si dimostrerà un eccellente ecumenista, capace di dialogare «con parole piene di dolcezza, saggezza ed eloquenza». Convocherà i rappresentanti di tutte le confessioni cristiane ad «un concilio ecumenico da tenere sotto la sua presidenza». (Cfr. QUI; ndr)

La sua azione mirerà a cercare il consenso di tutti attraverso la concessione dei favori concretamente più apprezzati.

«Se non siete capaci di mettervi d'accordo tra voi ‒ dirà ai convenuti dell'assise ecumenica ‒ spero di mettere d'accordo io tutte le parti, dimostrando a tutti il medesimo amore e la medesima sollecitudine per soddisfare la vera aspirazione di ciascuno».

Attuerà praticamente questo disegno, ridonando ai cattolici il potere temporale del papa, erigendo per gli ortodossi un istituto per la raccolta e la custodia di tutti i preziosi cimeli liturgici della tradizione orientale, creando a vantaggio dei protestanti un centro di libera ricerca biblica lautamente finanziato.

È un ecumenismo «quantitativo», che gli riuscirà quasi perfettamente: le masse dei cristiani entreranno nel suo gioco.




Soltanto un gruppetto di cattolici con a capo il papa Pietro II, un esiguo numero di ortodossi guidati dallo staretz* Giovanni ed alcuni protestanti che si esprimono per bocca del professor Pauli resisteranno al fascino dell'Anticristo.

*("Staretz" è un termine russo che riguarda i mistici cristiani ortodossi con séguito, dotati di un particolare carisma, e non necessariamente indicante monaci o religiosi; ndr).

Costoro arriveranno ad attuare l'ecumenismo della verità, radunandosi in un'unica Chiesa e riconoscendo il primato di Pietro. Ma sarà un ecumenismo «escatologico», realizzato quando ormai la storia sarà pervenuta alla sua conclusione:

«Così ‒ racconta Solovëv ‒ si compì l'unione delle Chiese nel cuore di una notte oscura su un'altura solitaria. Ma l'oscurità della notte venne ad un tratto squarciata da un vivido splendore e in Cielo apparve un grande segno: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle».

L'ammonimento profetico di Solovëv

Verranno giorni, ci dice Solovëv ‒ ed anzi sono già venuti, diciamo noi ‒ quando nella cristianità si tenderà a risolvere il fatto salvifico, che non può essere accolto se non nell'atto difficile, coraggioso e razionale della fede, in una serie di «valori» facilmente esitabili (smerciabili; ndr) sui mercati mondani.

Il cristianesimo ridotto a pura azione umanitaria nei vari campi dell'assistenza, della solidarietà, del filantropismo, della cultura; il messaggio evangelico identificato nell'impegno al dialogo tra i popoli e le religioni, nella ricerca del benessere e del progresso, nell'esortazione a rispettare la natura.

La Chiesa del Dio vivente, colonna e fondamento della verità (cfr. 1 Tm 3,15), scambiata per un'organizzazione benefica, estetica, socializzatrice: questa è l'insidia mortale che oggi va profilandosi per la famiglia dei redenti dal sangue di Cristo.

(Non sono forse i tempi che stiamo vivendo con questo papa? Cfr. QUIQUI, e QUI, dove si possono trovare anche tutti i link che lo riguardano; ndr).

Gesù Cristo, il Figlio di Dio crocifisso e risorto, unico Salvatore dell'uomo, non è «traducibile» in una serie di buoni progetti e di buone ispirazioni, omologabili con la mentalità mondana dominante.

Gesù Cristo è una «pietra», come egli ha detto di sé: e su questa «pietra», o affidandosi si costruisce, o ci si va ad inzuccare: «Chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà» ( Mt 21,44).




È indubitabile che il cristianesimo sia prima di ogni altra cosa «avvenimento»; ma è altrettanto vero che una simile «svolta» epocale propone e sostiene dei «valori» irrinunciabili.

Non si può, per amore di dialogo, sciogliere il fatto cristiano in una serie di concetti condivisibili dai più; ma non si può neppure disistimare i valori autentici, quasi fossero qualcosa di trascurabile. Occorre dunque il discernimento.

‒ Ci sono dei valori assoluti (o, come dicono i filosofi, trascendentali): questi sono, ad esempio, il Vero, il Bene, il Bello. Chi li ricerca, li onora e li ama, percepisce, onora, ama Gesù Cristo, anche se non lo sa e magari si crede anche ateo, perché nell'essere profondo delle cose Cristo è la Verità, la Giustizia, la Bellezza.

‒ Ci sono valori relativi (o categoriali), come il culto della solidarietà, l'amore per la pace, il rispetto per la natura, l'atteggiamento di dialogo ecc. Questi meritano un giudizio più articolato, che preservi la riflessione da ogni ambiguità.

Solidarietà, pace, natura, dialogo possono diventare nel non cristiano le occasioni concrete di un approccio iniziale e informale a Cristo e al suo mistero.

Ma se nella sua attenzione essi si assolutizzano fino a svellersi del tutto dalla loro oggettiva radice o, peggio, fino a contrapporsi all'annuncio Vero del Cristo, allora diventano istigazioni all'idolatria ed ostacoli sulla strada della salvezza.

Allo stesso modo, nel cristiano, questi stessi valori ‒ solidarietà, pace, natura, dialogo ‒ possono offrire preziosi impulsi all'inveramento (al realizzarsi; ndr) di una totale e appassionata adesione a Gesù, Signore dell'universo e della storia; è, per esempio, il caso di san Francesco d'Assisi.

Ma se lo stesso, per amore di apertura al mondo e di buon vicinato con tutti,  quasi senza  avvedersene  stempera  sostanzialmente  la  giusta Via Cristica  nell'esaltazione e nel conseguimento di tali traguardi secondari, allora egli si preclude la connessione personale col Figlio di Dio crocifisso e risorto, consuma a poco a poco il peccato di apostasia, si ritrova alla fine dalla parte dell'Anticristo.


"La Predicazione dell'Anticristo" di Luca Signorelli

Ebbene, a me pare che anche e soprattutto oggi siamo alle prese con la cultura della pura e semplice «apertura», della libertà senza contenuti, del niente esistenziale. Questa è la più grande tragedia del nostro tempo.

Ma la tragedia diventa ancor più immane quando a questo «niente», a questa sorta di «aperture», si attribuisce per amore di dialogo qualche ingannevole etichetta cristica.

Fuori di Cristo ‒ persona concreta, realtà viva, avvenimento ‒ c'è solo il «vuoto» dell'uomo e la sua disperazione. In Cristo, che è il «pleroma» del Padre, l'uomo trova la sua pienezza e la sua sola speranza.

Card. Giacomo Biffi

Relazione, adattamento e cura: Sebirblu.blogspot.it


venerdì 20 aprile 2018

Una siriana cristiana svela cosa accade davvero là




Sebirblu, 19 aprile 2018

È molto difficile che attraverso le notizie manipolate e distorte, ad uso di avidi interessi di parte, trapeli la verità, ma questa testimonianza aiuta, insieme ad un coro che avanza sempre più fragoroso mutandosi in tuono, a rendersi conto della realtà dei fatti e di quanto siamo ingannati (specialmente noi italiani) dai "burattini" servi del Maligno.

L'articolo è stato redatto da un noto giornalista e scrittore, James Perloff, che ha intervistato una siriana colta, residente negli Stati Uniti, in assiduo contatto con il suo Paese e che quindi ci offre uno spaccato veritiero atto a svelare, mettendole in luce, tutte le menzogne diabolicamente architettate pur di scatenare la Terza Guerra Mondiale.

Ma prima di continuare, propongo ai lettori questo video chiarissimo che spiega molto bene l'attacco pretestuoso, quanto ignobile e abusivo dei "magnifici tre" USA, UK e FR ai danni della Siria, tratto da uno scritto di Manlio Dinucci apparso su Global Research QUI ed esposto al pubblico su Youtube e poi su Pandora TV.



Una siriana cristiana svela cosa accade davvero in Siria

"H" è nata a Damasco, ed è emigrata legalmente dalla Siria verso gli Stati Uniti più di vent'anni fa, molto prima che la guerra attuale cominciasse.

È diventata cittadina americana ed ha ottenuto un dottorato da una università statunitense. Parla correntemente l'inglese e l'arabo.

È ritornata da un viaggio in Siria da poco tempo, dove ha numerosi familiari ed amici che l'aggiornano di continuo sulla situazione del paese.

Ed è anche una delle cristiane più amabili e più devote che io abbia mai incontrato. Ne mantengo l'anonimato con la sigla "H" perché non vorrei che questa intervista compromettesse la sicurezza della sua famiglia siriana, né la sua professione negli Stati Uniti.

Avevo inizialmente previsto che la nostra discussione si facesse in due parti. L'avrei dapprima aperta con una breve storia della politica USA. Quando ci siamo seduti, ho detto ad H. che ero giornalista dal 1985.

Ho cominciato a spiegare che gli Stati Uniti sono diretti da un'oligarchia che si nasconde dietro una facciata di democrazia bipartitica, che i candidati presidenziali sono da lungo tempo preselezionati, che gli americani sono stati a più riprese ingannati nelle guerre, e che la nostra stampa è controllata dallo stesso establishment che controlla i politici.

H. sorrideva, ed ho potuto rapidamente concludere che nulla di cui parlavo le era estraneo. Ella si confermava essere la celebre commentatrice – la "Syrian Girl" i cui account Facebook e YouTube erano stati censurati  che diceva il vero: i siriani sono ben informati sul Nuovo Ordine Mondiale.

Di certo ne sanno molto di più loro sulla realtà geopolitica USA che la maggior parte degli stessi americani.

Allora, dopo circa quattro minuti, ho sorriso e ho detto a H. che la mia "conferenza" era terminata. Le ho chiesto, perciò, di espormi la verità sulla Siria.

Le mie domande sono in caratteri normali, le sue risposte in grassetto (ma io le metterò di diverso colore; ndt). Per questo articolo, ho inserito qualche immagine e video che corrispondono ai suoi commenti.




JP: "Prima di tutto mi parli di Bachar al-Assad. I media americani e numerosi politici lo descrivono come un dittatore diabolico che opprime il popolo siriano e che deve essere rovesciato in uno dei nostri «cambiamenti di regime» senza fine.

Come percepiscono Assad i siriani stessi? Vorrei che mi dicesse, in particolare, come viene considerato dai cristiani del suo paese."

H: "Lo amano. I cristiani lo adorano. Egli rispetta tutte le religioni. Molti statunitensi hanno un'idea sbagliata che la Siria sia uno stato musulmano. Non è così. La Siria è uno stato laico in cui i cristiani sono in minoranza.




Ogni mese Bachar rende visita alle religiose del monastero di Madre Tecla, che erano state rapite dallo Stato Islamico (ISIS), e si reca pure al Monastero di Seidnaya.




Forse  lei  non  sa  che  Bachar  non  era destinato a diventare presidente.  Suo fratello era stato preparato per quel ruolo. Bashar si era formato per divenire oftalmologo. Ma alla morte del congiunto, suo padre gli ha domandato di assumere l'incarico governativo.

Bachar ha apportato alla Siria una grande prosperità. Da anni, dopo che gli Stati Uniti ci hanno imposto delle sanzioni, siamo stati costretti a produrre i nostri beni. È stato difficile, ma siamo diventati auto-sufficienti ed abbiamo cominciato ad esportare numerosi prodotti.

La Siria non aveva debiti prima della guerra. Troviamo dunque divertente che la stampa USA ci etichetti come un "Paese del Terzo Mondo", considerando il deficit americano.

In quanto ad Assad, è amato dai siriani. Aveva l'abitudine di uscire senza protezione ad incontrare la gente, senza guardie del corpo. Sa, lui è alaouita [gli alaouiti sono un ramo dell'Islam sciita], mentre in maggioranza i musulmani siriani sono sunniti, ma lo amano comunque.

Certo,  alcuni di loro  preferirebbero avere un presidente sunnita,  e ci sono persone che gli si oppongono. Ma non esiste un solo presidente che sia amato da tutto il suo popolo.

Guardate Obama, o Trump, nessuno riceve un'approvazione al cento per cento. Ma la maggior parte dei siriani apprezza Bachar. Conosco personalmente degli individui che sono andati a scuola con lui, e sono tutti garanti del suo carattere."

JP: "Nell'esercito siriano, i cristiani si sentono a proprio agio nel battersi a fianco dei musulmani?"

H: "Sì. Lottano contro lo stesso nemico. Molti di loro sono morti nei combattimenti. Vado a trovarvi alcune foto di soldati cristiani che pregano in chiesa prima di andare in battaglia."











JP: "Ora, tra i sedicenti «ribelli» che sostengono gli Stati Uniti, quanti di loro sono in realtà siriani?"

H: "Dall'80 al 90% sono stranieri che in maggioranza non parlano neanche l'arabo [la lingua madre della Siria]. Arrivano dal mondo intero: afgani, sauditi, libici, ceceni, e persino dal Canada. Vengono addestrati in Turchia e in Giordania."

JP: "Mi hanno detto che gli Stati Uniti pagavano questi mercenari più dei nostri soldati."

H: "Non potrei confermarvelo, ma lavorano per coloro che li retribuiscono di più."

JP: "Mi sembra corretto dire che il Nuovo Ordine Mondiale valuti giusto trovare chicchessia al suo servizio pagandolo profumatamente, sia che si tratti di banchieri, politici, giornalisti o soldati.

Adesso negli Stati Uniti circolano numerosi termini per delineare i "ribelli": ISIS, Daesh, Al-Qaida, Al-Nusra, i Caschi Bianchi. Può chiarire?"

H: "L'ISIS (lo Stato Islamico) è la stessa cosa che Daesh, e sono finanziati dall'Arabia Saudita, mentre Jabhat al-Nusra riceve il sostegno dal Qatar. Entrambi sono alleati degli USA e questi, pur sapendolo, continuano a chiamarli «ribelli moderati».

Jabhat al-Nusra, Al-Qaida e i Caschi bianchi sono sostanzialmente la stessa cosa; qualsiasi nome abbiano sono prezzolati per fare la guerra in Siria."

JP: "Come lei saprà, il cortometraggio «Caschi Bianchi» ha ricevuto un Oscar come "miglior documentario". È un gran bel esempio della politicizzazione di Hollywood. Certamente gestita dallo stesso establishment che controlla i media ed il governo."



I "Caschi Bianchi" sono un gruppo di sostegno terrorista. L'articolo di denuncia QUI
e il video di Messora sotto. 



H: "Non ne ero al corrente, e non ho visto il film. In Siria, li chiamiamo "Caschi del Male" o anche "Caschi del Diavolo." Producono parecchie informazioni ingannevoli. (Cfr. QUI; ndt)




Quando sono cominciati gli scontri intorno ad Homs, alcuni uomini incappucciati hanno fatto irruzione obbligando mia zia ed altri vicini a scendere dal letto e ad uscir fuori in tenuta da notte. I militanti li hanno filmati; poi la ripresa è andata in onda su Al Jazeera annunciante: «Ecco cosa fa Assad al suo popolo».

Forse lei sa che Al Jazeera ha concluso un accordo con Al Gore. Tutto ciò mi ricorda il film "Wag the Dog" = "Sesso & potere" in italiano (ved. QUI; ndt), dove il governo ingaggia un regista hollywoodiano per riprendere una falsa guerra che poi è stata diffusa come vera. È facile fabbricare  notizie fasulle ai nostri giorni."

JP: "Desidero raccomandare ai miei lettori di guardare questo film con Robert De Niro e Dustin Hoffman, se non l'avessero già fatto.

Adesso, cosa accadrebbe ai cristiani siriani se Assad fosse destituito e queste persone fossero vittoriose?"

H: "Sarebbe meglio per lei non saperlo.

A Maaloula, quattro cristiani, tre uomini e una donna si sono trovati la pistola sulla tempia da aguzzini dell'ISIS, che hanno intimato loro di rinnegare il Cristo altrimenti li avrebbero uccisi. (Cfr. anche QUI; ndt).

Essi hanno rifiutato, e sono stati assassinati tutti. Gli uomini sono stati martirizzati, e la donna data per morta era ancora viva; è sopravvissuta per raccontare la storia.

Voglio che lei sappia che tutti questi gruppi uccidono non solo i cristiani, ma anche i musulmani che non sono d'accordo con le loro credenze, siano questi sunniti, sciiti o membri di altre branche dell'Islam."

JP: "Per me, è una follia che abbiamo qui negli Stati Uniti molti sostenitori di Trump che sono cristiani praticanti (ved. QUI; ndt), ma che incoraggiano la sua politica "Assad Must Go" = "Assad deve andarsene" che è identica a quella dei Neocon di Obama, di John McCain e di Hillary Clinton.




Sa, dopo avere lanciato i 59 missili da crociera contro la base aerea di Shayrat (nell'aprile 2017; ndt), ho scritto un articolo intitolato: «14 ragioni per le quali l'offensiva aerea in Siria è stata una pessima idea». Infatti, non si possono eliminare delle armi chimiche bombardandole, perché ciò libererebbe le sostanze tossiche nell'atmosfera avvelenando la gente."

(La stessa gente che Trump pretendeva di difendere dalle irrorazioni di gas nervino che sarebbero state rilasciate dal "mostruoso" presidente siriano! Un incredibile controsenso. Ndt).

H: "E quale sarebbe stato il motivo di Assad, giusto dopo aver riportato un'enorme vittoria militare ad Aleppo?"

(Proprio com'è accaduto nella notte fra il 13 e il 14 aprile scorso, subito dopo la magnifica vittoria riportata dalla Siria nella regione della Ghouta orientale; ndt).

H continua: "Ogni volta che i media cominciano a parlare di armi chimiche significa solo una cosa: l'esercito siriano ha ottenuto un successo maggiore.

Come quella che abbiamo appena avuto nella Ghouta (Oasi in arabo; ndt) di cui avevamo un'estrema necessità (soprattutto per una ragione agro-alimentare; ndt), perché se essa fosse caduta, anche Damasco avrebbe potuto cadere, determinando la fine della Siria.

Gli Stati Uniti vogliono frenare l'avanzata delle forze siriane, allora cercano un pretesto per bombardare l'esercito di cui abbiamo disperatamente bisogno per proteggerci."

JP: "Sì. In effetti, proprio dopo che Trump ha bombardato la base aerea, lo Stato Islamico ha lanciato una nuova offensiva nei pressi di Homs.

(Il giornalista qui si riferisce sempre alla raffica di missili lanciati nel 2017, non sapendo che solo qualche giorno dopo l'intervista, gli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito avrebbero sferrato un altro attacco assolutamente arbitrario su Damasco. Ndt).


Caccia USA F22 Raptor

Dunque, in realtà, ciò che in quell'occasione ha fatto Trump, è stato di colpire la base aerea in appoggio all'ISIS. Fatto tragicomico, visto che ha raggiunto il potere come oppositore dell'estremismo islamico.

D'altronde, è certo che gli USA, da lungo tempo, sostengono in segreto l'ISIS con l'addestramento e le armi.

Mi dica, che cosa pensano i siriani delle motivazioni del governo americano?"

H: "In Siria noi diciamo: «l'America non è l'America, l'America è Israele»."

JP: "Ci sono anziani membri del Congresso, come Cynthia McKinney e Jim Traficant che hanno confermato quello che lei ha appena detto."

H: "Mia madre viene da Homs. È là che i militanti "ribelli" hanno avuto la loro prima vittoria. Sa quale bandiera hanno alzato quando questo si è prodotto?"

JP: "No, non so."

H: "La bandiera israeliana. I miei amici e i membri della mia famiglia hanno scattato alcune foto, poi, il drappo è stato ritirato velocemente."

JP: "Bene, suppongo che ciò non dovrebbe essere una sorpresa. L'ISIS non attacca mai Israele, i loro feriti sono stati curati negli ospedali ebraici e si è avuto un colonnello israeliano [Yusi Oulen Shahak], catturato dalle forze dello Stato Islamico (in Irak; ndt).

Ho letto recentemente che l'esercito statunitense ha realizzato insieme agli israeliani un'esercitazione congiunta, la più importante mai organizzata, che riguardava un attacco simulato contro la Siria, il Libano e la striscia di Gaza."

H: "Non lo sapevo, ma so che ora gli americani hanno circa 20 basi in Siria. Hanno ricevuto favori dai curdi."




JP: "Venti? Ebbene, sono veramente seri per quanto riguarda l'estensione della guerra, e non hanno il diritto di stare là. Immagini come reagirebbero gli americani se un paese straniero ci lanciasse dei missili da crociera e costruisse basi sul nostro territorio. Ma, in pratica, dove ha ottenuto questa informazione sulle 20 basi?"

H: "Dall'attualità siriana, così come dai miei contatti in Siria."

JP: "Fino a che punto lei considera affidabili i media del suo Paese?"

H: "Ebbene, debbo dire che in qualsiasi paese, esiste una certa obliquità nei suoi organi d'informazione. Per questa ragione è sempre importante avere i propri contatti personali attraverso i social network, gli amici e la famiglia che possono dirvi cosa accade veramente."

JP: "Vorrei chiederle inoltre come i siriani considerano i Russi."

H: "Se non avessimo avuto l'intervento della Russia, la Siria sarebbe caduta già da molto tempo. I russi sono delle brave persone secondo il parere dei siriani. Non ci hanno mai traditi.

Sa, quando sono cresciuta nella mia Terra, noi vivevamo molto vicino ai loro uffici governativi. Ero abituata a vederli in piscina. Mi sentivo bene tra loro, erano degli esseri discreti che si occupavano dei loro affari personali.

I siriani hanno fiducia della Russia perché mantiene la parola, mentre non si fidano degli USA. Tutti in Siria, come nell'intero Medio Oriente, sanno che l'America può esserti amica un giorno, per poi pugnalarti alla schiena il giorno dopo, visto che hanno tradito molte volte i paesi arabi."

JP: "Ne abbiamo numerosi esempi – e sono sicuro che lei li conosce: ad un dato momento armavamo Saddam Hussein e prima ancora i Talebani."

H: "Sì. E a proposito, c'è stata un'epoca in cui i siriani amavano e rispettavano davvero gli Stati Uniti. Ma tutto è cambiato nel corso degli ultimi vent'anni."

JP: "Oggi in Russia c'è una grande fioritura del cristianesimo, e Putin ne è un fedele seguace. Recentemente ho letto che uno dei motivi del suo intervento in Siria è stato quello di proteggere la Chiesa ortodossa che risiede in quel territorio da 2000 anni. Lo ha incoraggiato a farlo il patriarca Kirill."




H: "Non ne sono al corrente, e potrebbe essere vero. Tuttavia, tengo a dire che non esiste alcuna nazione che sacrifichi i suoi soldati a meno che non rientri nel suo interesse nazionale.

La Russia ha degli utili petroliferi e gasieri in Siria, e questo le procura un accesso supplementare al mare, ciò di cui ha bisogno. Certo, l'occidente ha i suoi piani per il petrolio e il gas siriano, ed è ciò che minaccerebbe l'economia russa.

Lei deve comprendere che la situazione in Siria è molto complessa. Abbiamo le alture del Golan che Israele ci ha preso e che non vuole restituire; la Siria è in disaccordo con Israele dunque.

Ci sono dei sunniti in Siria che vorrebbero sostituire Assad con un presidente dei loro; ciò troverebbe un ampio consenso nell'Arabia dei Saud, che è un paese sunnita, e indebolirebbe l'Iran che invece è sciita.

Ci sono molti fattori e ragioni per questa guerra, chiamiamola pure Terza Guerra Mondiale per i mercenari presenti in Siria, così come in Iraq e nello Yemen.

Gli stessi protagonisti dei "giochi" si trovano in queste nazioni. È dunque, in breve, una guerra tra i due poteri maggiori ‒ Stati Uniti e Russia ‒ coi loro alleati che operano nel nostro paese.

Infatti, il caso recente dell'ex spia russa avvelenata insieme a sua figlia e l'espulsione dei diplomatici russi non sembra proprio una «coincidenza» se si è verificato in concomitanza al nostro successo nella Ghouta.

Secondo le nostre notizie, i Russi hanno avvisato gli USA di non interferire bombardando il nostro esercito per il rischio di possibili conseguenze."

JP: "In effetti, si sono tutti chiesti se gli occidentali utilizzassero l'affare Skripal per scatenare una terza guerra mondiale! Ma, in altri termini, essi potrebbero davvero tentare di far pressione sulla Russia affinché si ritiri dalla Siria."

H: "Sì, o per fare qualche accordo su di essa."




JP: "Poi, desidero farle una domanda che potrebbe essere difficile da affrontare per lei. Un giorno, qualche settimana fa, l'ho vista piangere e portare il lutto. Le ho chiesto cosa fosse accaduto, e lei mi ha detto che la vostra regione presso Damasco era stata bombardata dagli israeliani."

H: "Non solamente dagli israeliani, ma anche da Jabhat al Nusra. Utilizzano un tipo di bomba illegale... non mi ricordo più il suo nome. Ci sono state molte vittime, e niente di tutto ciò è stato riportato dai media americani.

Noi [H e la sua famiglia] abbiamo avuto fortuna, perché ci trovavamo proprio laggiù, ma non nel momento in cui i bombardamenti hanno avuto luogo."

JP: "Ho letto che gli israeliani provavano a giustificare tali attacchi dicendo che c'erano degli iraniani in Siria."

H: "Oh, Jim, gli israeliani non giustificano! Fanno ciò che vogliono. Sanno che possono farla franca comunque!"

JP: "Ebbene, mi lasci porre una domanda. Ci sono iraniani in Siria?"

H: "Sì. Abbiamo dei volontari iraniani nell'esercito siriano. Abbiamo perso così tanti soldati in questa guerra che abbiamo bisogno d'aiuto."

JP: "E gli iraniani, perché si batterebbero per la Siria?"

H: "Perché sanno che se il mio Paese cade, l'Iran sarebbe il prossimo sulla lista."

JP: "Certo, è una ragione logica."

H: "Naturalmente, gli iraniani sostengono anche gli Hezbollah in Libano. Sapeva che costoro vengono chiamati «terroristi» solo negli Stati Uniti? In Europa, nessuno li chiama così."

JP: "I siriani sono ottimisti o pessimisti riguardo alla vittoria?"

H: "Noi speriamo nella vittoria, e siamo incoraggiati dai successi dell'esercito siriano, ma la gente si logora. Molti hanno fame e sono depressi; in parecchi non hanno più denaro perché da anni non lavorano a causa della guerra.

In Siria, quando qualcuno dice «Abbi una buona giornata» ha un senso diverso da quello degli Stati Uniti. Da noi, di solito, questo augurio significa «spero che tu possa tornare vivo e in un 'pezzo' solo». Perché sa, uno può ritornare vivo, ma non intero nel corpo."

JP: C'è altro che desidererebbe far sapere agli americani?"

H: "La ragione della " crisi dell'immigrazione siriana" è la guerra. Molte persone sono state costrette a partire perché non hanno scelta. Lasciateci tranquilli, e non ci sarà alcun problema d'immigrazione siriana.

Vorrei anche dire che amo l'America; sono felice, riconoscente e onorata di essere chiamata americana. Non sono affatto d'accordo, però, con le sue politiche in Medio Oriente.

Incoraggio tutti a guardare al di là dei grossi titoli e a riflettere prima di farsi un'opinione. I governi del mondo intero creano dei falsi pretesti per le guerre.

Sfido gli americani, i loro leader e i governanti del mondo a competere per fare avanzare l'umanità, in luogo di farlo nel creare armi di distruzione di massa.

È uno dei miei sogni vedere i popoli lavorare assieme, piuttosto che gli uni contro gli altri, creando abbondanza, e non paura e ristrettezza. Quando il prossimo sta bene, tutto va alla perfezione.

Come ha detto l'apostolo Giovanni, se voi non amate vostro fratello che conoscete, come potete amare Dio che non avete visto?"

Traduzione in lingua italiana: Sebirblu.blogspot.it con il confronto dei due testi francese e inglese.

Tradotto in francese da JLG per Mondialisation.ca

Articolo originario: "A Syrian Christian Reveals What Is Really Happening In Syria" scritto da James Perloff il 31 marzo 2018.